USPPI , la Cassazione conferma: il tempo dei vestizione va retribuito

L’Usppi Puglia rende noto che per un infermiere indossare e togliersi la divisa di lavoro (camice, mascherina, protezioni ecc.) fa parte dell’orario di lavoro e come tale va retribuito. E’ questa una diatriba che ormai va avanti da tempo e che tutti i tribunali coinvolti hanno riconosciuto ai professionisti. Ma se questo non bastasse ora interviene l’ennesima sentenza della Cassazione (17635/2019) con cui la Corte riconosce – e spiega e chiarisce il perché – che il tempo che gli infermieri impiegano per indossare e dismettere la divisa rientra nell’orario di lavoro va autonomamente retribuito, poiché si tratta di attività integrativa dell’obbligazione principale e funzionale al corretto espletamento dei doveri di diligenza preparatoria.

La Cassazione è intervenuta questa volta per mettere la parola fine al contenzioso sorto tra alcuni infermieri e Asl in relazione al riconoscimento del diritto alla retribuzione del tempo impiegato per indossare e dismettere la divisa.

La richiesta degli infermieri era stata accolta dai giudici del Tribunale secondo cui per i professionisti indossare e dismettere la divisa di lavoro (camice, mascherina protettiva e così via) rappresenta un’attività obbligatoria, accessoria e propedeutica alla prestazione di lavoro. In questo senso, secondo il Tribunale, si tratta di attività dovuta “per ragioni di igiene”, da effettuarsi negli stessi ambienti dell’Azienda e non a casa, prima dell’entrata e dopo l’uscita dai relativi reparti, rispettivamente, prima e dopo i relativi turni di lavoro – riferisce  il segretario  dell’Usppi Nicola Brescia.

Si tratta di attività, secondo la Cassazione, che non sono svolte nell’interesse dell’Azienda, ma dell’igiene pubblica e come tali devono ritenersi autorizzate da parte dell’Azienda stessa. Inoltre, per il lavoro all’interno delle strutture sanitarie, il tempo di vestizione e svestizione dà diritto alla retribuzione, essendo l’obbligo imposto dalle esigenze di sicurezza e igiene che riguardano sia la gestione del servizio pubblico sia la stessa incolumità del personale addetto. La Corte di Cassazione sottolinea, respingendo il ricorso dell’Asl e dando ragione agli infermieri, che “l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo (del tempo di vestizione/svestizione, appunto)non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione”.

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