I tumori non operabili del fegato e del pancreas terapie interventistiche e mediche integrate: se ne parla all'”Oncologico” di Bari

Lo scenario nella lotta contro il cancro è da sempre stato tenuto da tre grandi discipline, quali Chirurgia, Oncologia Medica e Radioterapia. Nell’ultimo ventennio è emersa una nuova disciplina, per così dire “ibrida”, la quale dalle metodologie citate ha attinto tecniche che, mutuamente integrate con la cultura Radiologica, hanno dato vita alla Radiologia Interventistica o, meglio, ONCOLOGIA INTERVENTISTICA, ormai considerata nell’armamentario contro il cancro quarto importante e imprescindibile presidio.

“La malattia oncologica, in particolare, – afferma il direttore della Oncologia interventistica dell’IRCCS “Ospedale Oncologico” di  di BARI Dott. Cosmo Damiano Gadaleta  – coinvolge il paziente su un piano generale, psico-fisico. Tuttavia, in una fase precoce il tumore rimane confinato nell’organo in cui è nato. In questi casi la chemioterapia generale tradizionale, pur con l’impiego di nuove molecole, risulta essere sovradimensionata rispetto alla necessità di somministrare il farmaco solo nell’organo ospitante il tumore, generando di conseguenza effetti tossici generali, spesso devastanti. Lo stesso problema si presenta quando un tumore non resecabile chirurgicamente viene sottoposto a radioterapia, con assorbimento di radiazioni inutili e dannose per organi e tessuti sani vicini.

Si rende così necessario disporre di sistemi “percutanei”, usando strumenti di minimo ingombro che percorrendo strade di accesso dalla cute all’organo malato, fatti procedere sotto guida radiologica, raggiungono direttamente il bersaglio-tumore. E’ così possibile somministrare farmaci direttamente ed esclusivamente nel tumore o demolirlo con mezzi fisici, quali  calore, freddo, sostanze radioattive.

Ogni atto terapeutico all’interno dell’Oncologia Interventistica conserva la duplice natura medica e chirurgica, ed è fortemente caratterizzato da multiprofessionalità integrata. In esso, infatti, si fondono conoscenza e cultura delle immagini, appannaggio della Radiologia tradizionale, competenza nell’impiego di farmaci antiblastici o radioattivi, come si fa, rispettivamente, nell’Oncologia Medica e nella Medicina Nucleare, senza prescindere dalla metodologia chirurgica al fine di compiere gesti invasivi garantendo sicurezza ed efficacia.

Sin dal febbraio 2002 l’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari ha sperimentato per la prima volta in Italia, sotto la direzione del dottor Cosmo Damiano Gadaleta, la nascita della Struttura Semplice Dipartimentale di Radiologia Interventistica dotata di posti letto e di personale medico strutturato “misto”, costituito da radiologi interventisti e oncologi medici. Ciò permise di inaugurare, per la prima volta in Europa, la nuova tecnica terapeutica per la cura dei tumori polmonari consistente nella termoablazione polmonare. Oggi, questa metodologia curativa fondata sulla somministrazione intratumorale di calore elevato è ben nota ed ampiamente diffusa.

Nel 2007 la medesima Struttura, ulteriormente ampliata, fu elevata a “Complessa”. La perfetta integrazione delle competenze professionali di ordine medico, tecnico e infermieristico consentì di mettere a punto il nuovo protocollo terapeutico di cura dei tumori polmonari consistente nella combinazione simultanea di termoablazione e chemioterapia. Questa tecnica, detta “Double Track” fu pubblicata nel 2013 nella Letteratura mondiale essendo un primato inedito.

Più recentemente, dopo un periodo di preparazione di dieci anni, impiegato particolarmente per superare difficoltà normative e logistiche, l’Istituto Oncologico di Bari, gemellato con l’Istituto universitario di Medicina Nucleare, diretto dal prof. Giuseppe Rubini, ha potuto inaugurare la potente radioterapia interna per la cura dei tumori epatici non operabili e resistenti alla chemioterapia. In poco più di un anno gli Enti si sono attestati al terzo posto sul territorio nazionale per frequenza di trattamenti, con più di 70 casi, i dati dei quali verranno illustrati per la prima volta nell’evento scientifico imminente. Nel corso del medesimo verrà esposta la più grande casistica italiana di radioembolizzazione epatica presentata dal dott. Carlo Spreafico, direttore della Radiologia Interventistica dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano.

Un’altra preziosa presenza sarà quella del dott. Giammaria Fiorentini, oncologo medico di fama internazionale, operante nell’ospedale civile Muraglia di Pesaro, indiscusso massimo esperto in Italia di trattamenti chemioterapici loco-regionali di ogni tipo. A lui si deve in modo particolare l’elaborazione clinica che vede combinate la somministrazione di chemioterapie, generali e locali, con l’ipertermia esterna non invasiva. A tal riguardo, sono in corso progetti e protocolli di cura in comune, disponendo anche l’IRCCS di Bari della medesima tecnologia.

Inoltre, la sessione dedicata ai tumori del pancreas, la cui incidenza è in netto incremento negli ultimi decenni, a fronte di rimedi terapeutici ancora poco soddisfacenti, vedrà l’esposizione della casistica del più grande centro italiano di chirurgia pancreatica con la partecipazione del dottor Giovanni Butturini, direttore dell’unità operativa di Chirurgia Epato-bilio-pancreatica dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda (Verona). Anche in questo caso si sono maturate le condizioni per un gemellaggio scientifico e assistenziale con l’Istituto Giovanni Paolo II, atteso che le forme di tumore pancreatico non operabile (terzo stadio clinico), senza metastasi a distanza, pari al 40% di tutti i cancri del pancreas, potranno essere trattate nell’Oncologico barese con tecniche di chemioterapia locoregionale selettiva, cronomodulata. Queste moderne e complesse tecniche, grazie alla configurazione ibrida e multiprofessionale della esistente S.C. di Oncologia Interventistica, sono praticate in Italia solo nell’Ente del capoluogo pugliese il cui direttore generale è il dottor Vito Antonio Delvino. Il congresso incipiente suggella l’inizio di questo gemellaggio nord-centro-sud nella lotta ai tumori maligni.

Nell’ottica di spingere in avanti il raggiungimento di risultati sempre più incoraggianti nella lotta contro il cancro, siamo convinti di voler potenziare la formazione e il consolidamento di questa rete inter-regionale di carattere scientifico-assistenziale, tesa tra Centri di eccellenza molto avanzati. Tale modello operativo è già un riferimento a cui guardano esperti di settore onde replicarlo in Italia e oltralpe.”

 

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