Lo screening del tumore al polmone con tac a basse dosi funziona. Dimezzata la mortalita’. Perche’ non si diffonde dove il problema esiste?

Un altro studio pubblicato l’11 ottobre scorso sull’International Journal Radiation Biology a firma di Taheshi Nawa, riporta una interessante screening di popolazione nella città giapponese di Hitachi dove risiedono circa 180.000 abitanti e dove esistono miniere e la famosa industria Hitachi con produzioni che vanno dall’elettronica, all’autotrazione, alla energia nucleare. Poiché il tumore al polmone rappresentava un “serio problema per la popolazione lavorativa”, negli anni ’90 fu avviato uno screening con tac del torace per gli ex dipendenti e le loro mogli. Successivamente lo screening fu esteso su base volontaria a tutti residenti con apparecchi tac mobili. Nel 2006 il 30% della popolazione obiettivo era stata raggiunta.
Su 26000 persone sottoposte a controllo tac sono stati individuati 203 pazienti con tumore al polmone. Il 90% di queste persone era viva dopo 5 anni.  Tra questi coloro che avevano fumato avevano una sopravvivenza peggiore dei non fumatori.

Un’altra analisi condotta dagli autori ha dimostrato che dopo 4 e 8 anni dall’introduzione dello screening la mortalità per tumore al polmone nella popolazione di Hitachi si è ridotta di circa il 25% soprattutto tra i non fumatori.

Gli studi finora condotti hanno dimostrato una superiorità della tac a basse dosi rispetto alla semplice radiografia del torace in soggetti ad alto rischio, variamente definiti come coloro che fumano da più di 15 a più di 30 pacchetti all’anno. Anche gli ex esposti all’amianto beneficiano di uno screening del tumore al polmone. Ma in Italia sono poche le regioni che lo hanno avviato (Friuli, Veneto, Basilicata).

Lo studio giapponese indica che anche una tac a bassa dose estesa alla popolazione non giovanile sembra in grado di ridurre la mortalità per tumore al polmone ed a scongiurare l’evoluzione dell’enfisema in broncopatia cronica ostruttiva, una patologia seriamente invalidante.

Alla luce di tali evidenze e di quelle che indicano nel Salento alcune aree critiche per le neoplasie polmonari e le malattie respiratorie (Taranto, Brindisi e Lecce), l’avvio di uno screening dei soggetti a maggior rischio (lavoratori ex esposti ad amianto e ad altri cancerogeni, forti fumatori) dovrebbe essere già obbligatorio considerata la sua conclamata capacità di ridurre le morti per queste cause. Laddove il rischio di tumore al polmone è dimostrato anche su popolazioni non esposte professionalmente, come in prossimità delle aree industriali, l’indicazione ad uno screening di popolazione sembra ben fondata. Intanto, in attesa che le istituzioni decidano e portino a termine i loro studi eziologici, dopo i 50 anni per i forti fumatori e dopo i 50 per gli altri una TAC del torace a basse dosi potrebbe essere affidata all’iniziativa personale o sociale.

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