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ZECCHE KILLER !!! M. Smaldone
L’estate appena conclusa, per un verso non la potremo
dimenticare facilmente, come è noto a tutti è stata l’estate della paura
dei parassiti come zecche killer, zanzare tigri, pappataci ed altro. In
breve tempo si è generalizzata la fobia da zecche e questo perché teoricamente
eravamo esposti tutti al pericolo. L’allarme per questi parassiti era
dovuto alla loro capacità di trasmettere un microrganismo killer qual
è il batterio della rickettsiosi (il suo nome scientifico è Rickettsia
conorii) ed è, direi, alquanto giustificato dopo i noti quattro decessi
verificatisi in sole due settimane ed i numerosi ricoveri negli ospedali
di diverse regioni italiane, come per l’episodio clamoroso della signora
che andando a cercare funghi era stata assalita da diverse centinaia di
zecche. La zecca trasmette la malattia infettiva denominata anche Febbre
bottonosa del Mediterraneo, endemica nell’Italia meridionale, soprattutto
lungo i litorali, ma la sua maggiore incidenza si manifesta nelle isole.
Infatti nelle regioni del meridione la presenza della malattia e la sua
reale pericolosità è nota agli addetti ai lavori già da diversi anni,
poiché anche nelle estati precedenti si sono verificati alcuni casi di
decesso per le punture da zecche. Però i dati di quest’anno sono molto
allarmanti in quanto gli episodi di persone decedute si sono verificati
con una sequenza troppo ravvicinata fra loro, che si somma alle numerose
persone che hanno ricevuto tempestive ed appropriate cure per scongiurare
i pericoli della malattia. Tale malattia è facilmente curabile sia nelle
persone che nei cani, nei quali è ancora più frequente data la notevole
incidenza con cui vengono assaliti da questi parassiti. Va però precisato
che non tutte le zecche sono portatrici dell’agente infettante, ma soltanto
una limitatissima percentuale, cosa che peraltro non esclude, in caso
di puntura di una zecca, la necessità di sottoporsi ad una visita infettivologica.
Se si è punti da una zecca importante è accorgersene subito, perché la
diagnosi clinica è semplice e per la terapia è sufficiente la somministrazione
di un antibiotico come la tetraciclina che deve essere avviata quanto
prima possibile. Vediamo come si può verificare questa brutta infezione:
le zecche sono i vettori biologici della diffusione delle rickettsiosi,
poiché questi parassiti, come è noto, sono degli ematofagi e quindi si
nutrono del sangue che succhiano dai loro ospiti preferiti, che sono soprattutto
i cani. Solo occasionalmente attaccano anche l’uomo e questo è possibile
quando le condizioni igieniche sono scadenti o peggio degradate. Va però
detto che alcune persone possono divenire vittime occasionali di zecche
anche senza aver mai avuto alcun contatto con il cane e ciò può capitare
eccezionalmente sdraiandosi su un prato o trattenendosi in un giardino
pubblico dove circolano dei cani randagi, oppure alcune volte dopo una
passeggiata nei boschi per la possibile presenza di animali selvatici
come volpi, ratti o altri animali. Una delle vere difficoltà per accorgersi
prontamente di quando accidentalmente una zecca si attacca ad una persona,
è dovuta al fatto che la sua puntura è indolore ed i punti maggiormente
preferiti dal parassita sono localizzati nella regione pubica, sotto le
ascelle e dietro le orecchie. Quando questo perfido parassita si attacca
alla pelle del suo ospite non solo si nutre succhiandogli il sangue, ma
può inoculargli agenti di malattie infettive che possono essere sia di
natura batterica che virale e protozoaria. Una lesione caratteristica
provocata nel punto in cui la zecca si ancora alla pelle è una macchia
nera cosiddetta tache noire. Per riuscire a togliere una zecca in caso
di puntura è opportuno prima indebolirla affinché possa venire via intera.
A questo proposito molti consigliano l’uso di vaselina o di una goccia
d’olio per impedire la respirazione al parassita; personalmente non condivido
questo metodo, perché non è per niente rapido, al contrario suggerisco
di fare uso di un prodotto antiparassitario praticando delle “toccature”
direttamente sul parassita ed in brevissimo tempo mollerà la presa e sarà
possibile estrarla con tutto il rostro. Un’altra possibilità sarebbe quella
di recarsi dal medico del pronto soccorso affinché venga rimosso l’indesiderato
ospite. Se invece si è in grado di rimuovere una zecca da soli suggerisco
di usare una pinzetta per ciglia: è importante fare attenzione nel prendere
la zecca alla base, nel punto più vicino alla pelle, nel non cercare di
estrarla tirando, ma di avendo l’accortezza di effettuare movimenti di
torsione. In questo modo sicuramente si eviterà di farla rompere, cosa
assolutamente da evitare, perché schiacciandola, se eventualmente presenti
rickettsie, potrebbero penetrare attraverso le mucose, soprattutto quelle
del naso e degli occhi. Dopo che la zecca è stata rimossa, consiglio di
non gettarla, ma di conservarla in un piccolo contenitore contenente alcool
etilico e farla pervenire ad un laboratorio di analisi per l’identificazione,
perché dal tipo di zecca ci si potrà orientare verso una possibile diagnosi
della probabile malattia da essa trasmessa. Concludendo devo dire che
per quanto attiene alla nostra regione sinora non ci sono stati casi per
cui doverci preoccupare, per questo dico che gli allarmismi sono comunque
da evitare in quanto il rischio d’infezione è realmente basso. Il suggerimento
che invece devo dare è di curare sempre l’aspetto igienico-ambientale,
come la periodica disinfestazione delle cucce e dei ricoveri dei cani,
osservare giornalmente e con molta attenzione il proprio cane ma, soprattutto,
fare uso sistematico dei presidi antiparassitari sin dal mese di aprile
fino a tutto settembre. |
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