Il decreto legislativo 229/99: dov’è la novità?

Il decreto legislativo n. 229 del 1999 ha reso di fatto obbligatoria la formazione continua per gli operatori del settore sanitario. Dipendenti e liberi professionisti che prestano la loro attività ad aziende ospedaliere, università, unità sanitarie locali e strutture sanitarie private dovranno conseguire periodicamente il minimo di “crediti formativi” previsti, come “requisito indispensabile” per svolgere la loro attività professionale e, in particolare, per non incorrere nelle penalizzazioni, anche di natura economica, previste dai contratti collettivi nazionali. (Art. 16 quater). Sembrerebbe che la normativa in questione abbia posto il Sistema Sanitario italiano in vantaggio rispetto allo standard dei paesi europei. Qui, la partecipazione degli operatori sanitari ai programmi di formazione continua, nonostante le pressioni delle associazioni dei medici specialisti e di medicina generale, resta ancora prevalentemente volontaria. Dalla disciplina si evince che la formazione continua può consistere in due diversi tipi di attività: l’aggiornamento professionale e la formazione permanente, che differiscono essenzialmente negli obiettivi. L’”aggiornamento professionale” serve ad adeguare nel tempo le conoscenze professionali degli operatori sanitari. La “formazione permanente”, invece, mira a migliorare le competenze professionali degli operatori sanitari attraverso “corsi, convegni, seminari, soggiorni di studio, partecipazione a studi clinici controllati, attività di ricerca, di sperimentazione e di sviluppo”. (Art. 16 bis). Secondo il legislatore la formazione permanente deve assicurare: efficacia, efficienza, adeguatezza e sicurezza al Sistema Sanitario e i suoi obiettivi devono essere individuati in concordanza con quelli del P.S.N.. La Commissione nazionale per la formazione continua ha il compito di stabilire gli obiettivi della formazione, i criteri e gli strumenti per il riconoscimento e la valutazione delle esperienze formative, nonché la quantità di crediti formativi che gli operatori sanitari devono accumulare in un dato arco di tempo. Alla Commissione spetta anche l’accreditamento degli organismi che realizzano attività formative. (Art. 16 ter). Il decreto nulla dice a proposito dei metodi di apprendimento in base ai quali deve avvenire la formazione.Gli studiosi di pedagogia medica, tra cui Jean Jacques Gu Untitled Document

Il decreto legislativo 229/99: dov’è la novità?

Il decreto legislativo n. 229 del 1999 ha reso di fatto obbligatoria la formazione continua per gli operatori del settore sanitario. Dipendenti e liberi professionisti che prestano la loro attività ad aziende ospedaliere, università, unità sanitarie locali e strutture sanitarie private dovranno conseguire periodicamente il minimo di “crediti formativi” previsti, come “requisito indispensabile” per svolgere la loro attività professionale e, in particolare, per non incorrere nelle penalizzazioni, anche di natura economica, previste dai contratti collettivi nazionali. (Art. 16 quater). Sembrerebbe che la normativa in questione abbia posto il Sistema Sanitario italiano in vantaggio rispetto allo standard dei paesi europei. Qui, la partecipazione degli operatori sanitari ai programmi di formazione continua, nonostante le pressioni delle associazioni dei medici specialisti e di medicina generale, resta ancora prevalentemente volontaria. Dalla disciplina si evince che la formazione continua può consistere in due diversi tipi di attività: l’aggiornamento professionale e la formazione permanente, che differiscono essenzialmente negli obiettivi. L’”aggiornamento professionale” serve ad adeguare nel tempo le conoscenze professionali degli operatori sanitari. La “formazione permanente”, invece, mira a migliorare le competenze professionali degli operatori sanitari attraverso “corsi, convegni, seminari, soggiorni di studio, partecipazione a studi clinici controllati, attività di ricerca, di sperimentazione e di sviluppo”. (Art. 16 bis). Secondo il legislatore la formazione permanente deve assicurare: efficacia, efficienza, adeguatezza e sicurezza al Sistema Sanitario e i suoi obiettivi devono essere individuati in concordanza con quelli del P.S.N.. La Commissione nazionale per la formazione continua ha il compito di stabilire gli obiettivi della formazione, i criteri e gli strumenti per il riconoscimento e la valutazione delle esperienze formative, nonché la quantità di crediti formativi che gli operatori sanitari devono accumulare in un dato arco di tempo. Alla Commissione spetta anche l’accreditamento degli organismi che realizzano attività formative. (Art. 16 ter). Il decreto nulla dice a proposito dei metodi di apprendimento in base ai quali deve avvenire la formazione.Gli studiosi di pedagogia medica, tra cui Jean Jacques Guilbert (per tanti anni consulente dell’OMS in materia di formazione del medico), sono molto critici nei confronti del metodo “tradizionale” di formazione, basato sulla comunicazione monodirezionale (dal docente che parla verso gli studenti che, forse, ascoltano). La ragione del dissenso consiste essenzialmente nel fatto che questo sistema può determinare soltanto un incremento delle conoscenze dei discenti e non una crescita delle capacità. Lo scorso novembre, al convegno su “La formazione continua del medico tra principi pedagogici e decreti legislativi”, Guibert era a disagio oltre la cattedra dell’Aula Magna “De Benedictis” del nostro Policlinico e disse che “al posto di quella grande aula romana avrebbe volentieri costruito almeno otto aulette in cui lavorare a piccoli gruppi”. L’auspicio è che la formazione continua del medico, disciplinata dal decreto legislativo n. 229/1999, venga impostata nella pratica sui sistemi attualmente proposti dalla ricerca pedagogica, quali: il self-learning (l’autoformazione), il learning in action (imparare agendo), la learning organization (il far parte dell’organizzazione in cui si lavora diventa occasione di apprendimento) e la information technology (la tecnologia dell’informazione come canale di apprendimento). Guilbert ha denunciato anche un’altra zona d’ombra del decreto in questione, ossia la non previsione di criteri di valutazione dell’attività formativa. La Commissione nazionale, come già ricordato, ha la funzione di stabilire gli obiettivi della formazione continua. Non sono stati previsti i criteri per determinare se gli obiettivi fissati siano stati effettivamente raggiunti e, in caso contrario, per misurare la distanza rispetto all’obiettivo e le ragioni dell’inefficienza. Diversi anni fa, Guilbert espresse analoghe perplessità a proposito della Tabella XVIII (che ha riformato il corso di laurea in medicina). Osservò: “è di una povertà inquietante per quanto riguarda il processo di valutazione. (…) Tutta la tabella è impostata sugli insegnamenti e sui docenti e non sugli studenti e sull’apprendimento. (…) La sola idea confortante suscitata dalla lettura di questo testo è che esso non potrà essere attuato”. A questo punto sorge il dubbio che la formazione continua degli operatori sanitari sia stata rinnovata più nella forma che nella sostanza.

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